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lunedì 1 dicembre 2008

Categorie protette, gay NO pedofili SI

Prologo di nuovi attriti tra Vaticano ed ONU.

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Vaticano: «No alla depenalizzazione
dell'omosessualità da parte dell'Onu»

Bocciato il progetto avanzato dalla Francia a nome della Ue: «Si creeranno nuove e implacabili discriminazioni»

CITTA' DEL VATICANO - L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», afferma il vescovo in un’intervista all’agenzia stampa francese "I.Media". «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra». «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi - afferma mons. Migliore - si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».

ABORTO DIRITTO UNIVERSALE? BARBARIE - Mons Migliore si è anche detto «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l’aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni sempre all’Assemblea generale dell’Onu. L’iniziativa "rappresenta l’introduzione del principio homo homini lupus, l’uomo diventa un lupo per i suoi simili», afferma il presule. «Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».


01 dicembre 2008

lunedì 17 novembre 2008

Fine della globalizzazione?

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Ecco che finisce la globalizzazione
di Uriel - 16/11/2008

Fonte: Wolfsteep

Cosi' e' finito il G20 , e il documento che ne e' risultato e' un misto tra il vuoto ed il nulla. Per la precisione, e' un documento che va letto esattamente al contrario di come e' scritto.

Che questo vertice avesse poco significato era chiaro nel momento in cui Barack Obama ha detto che non ci sarebbe stato. Non ci sarebbe voluto molto per farlo partecipare in qualche veste, non fosse altro che come nuovo presidente eletto della nazione ospite.

Ma l'assenza di Barack Obama e' un segnale molto forte, che lascia intendere quello che sappiamo gia': la ricetta di Barack Obama e' nazionalista, quasi protezionista.

Il suo programma per diminuire lo spaventoso disavanzo commerciale statunitense consiste nel riportare in casa la produzione, e per farlo intende punire sul piano fiscale le aziende che delocalizzano.
continua...

sabato 15 novembre 2008

World government

Jacques Attali durante l'intervista con Myrta Merlino
Quanto durerà la crisi finanziaria? E poi che cosa ci attende? Jacques Attali, intellettuale ed economista francese, risponde avvertendo: serve una forte organizzazione mondiale, altrimenti rischiamo la guerra.


“Panorama» anticipa !'intervista con Jacques Attali di Myrta Merlino per “Econmnix”, programma di Rai Educational in onda dal 24 ottobre ogni venerdì su Raitre.


di MYRTA MERLINO


"Se non riusciremo a creare un governo mondiale diventeremo una Somalia planetaria". Poi: "le crisi finanziarie sono sempre state l'anticamera di una guerra. Oggi la sfida è quella di superare questa crisi sen­za passare per una guerra". E ancora: "Di fatto c'è già un governo mondiale che nes­suno vede: è quello composto da Stati Uni­ti e Cina. E l'Europa è completamente fuo­ri dai giochi". Infine: "Sono i contribuen­ti che pagano per gli sbagli dei banchieri. Anzi, prima i contribuenti, poi i consu­matori indebitati e infine i risparmiatori che saranno spogliati dall'inflazione. Ma io non penso che la reces­sione sia inevitabile". Jacques Attali, l'unico consigliere del principe a cui piace di più stare sulla scena che dietro le quinte, accetta di parlare, per la prima volta, a 360 gradi, dopo lo scoppio della crisi finanziaria. Il più eclettico, discusso e influente degli in­rellettuali-economisti francesi è come sempre caustico, ma vede una luce in fondo al tunnel. C'è, però, un pensiero che lo tor­menta: "Io l'avevo detto. Nel rapporto del­la commissione per la crescita francese, che presiedo, avevo previsto la crisi e avevo in­dicato l'antidoto, ma nessuno ha voluto ascoltarmi".

E che cosa proponeva?
Pochi si sono accorti che, nelle 316 pro­poste della commissione, c'erano tre pagine sulla crisi finanziaria, sulla specu­lazione, sui pericoli dell'innovazione finan­ziaria senza regole, sulla necessità di met­tere in atto riforme urgenti che oggi di­vengono meno importanti perché abbia­mo lasciato sviluppare la crisi. Ma che, qualche mese fa, sarebbero bastate a cal­marla. Semplicemente bisognava attuare queste riforme più rapidamente.



E come mai non le hanno dato retta?
Perché siamo stati vittime di un'ideo­logia totalitaria dell' ottimismo. È una co­sa estremamente pericolosa che abbiamo importato dall'America. È la «positive at­titude», che significa vedere soltanto il la­to positivo delle cose, tutto si risolve, ba­sta avere un pensiero positivo ... E tutti co­loro che avevano un atteggiamento criti­co venivano messi da parte. Conosco mol­ti economisti americani che sono stati li­cenziati semplicemente perché avevano previsto che ci sarebbero stati rischi. Il mondo ha scientificamente deciso che non bisognava ascoltare le cassandre e questo sta accadendo di nuovo con l'ambiente.



Vuole dire che la prossima crisi sarà quella climatica?
Esatto, e anche questa, come quella fi­nanziaria, è una crisi prevedi bile. Ma se non agiremo immediatamente ci trovere­mo fra 30 anni, se non prima, con un pro­blema climatico impossibile da risolvere così come ci appare oggi la questione dei mercati. Il rischio non sarà di una depres­sione, una recessione, ma della sparizione della specie umana. Cerchiamo di impa­rare dagli errori e di avere a proposito del clima più precauzione e più capacità di an­ticipare i problemi di quanto non abbia­mo avuto per il sistema finanziario.

Tornando alla crisi finanziaria, lei cosa ve­de al di là della tempesta perfetta dei mercati?
E molto difficile saperlo. E come una partita di calcio: non abbiamo giocato ne­anche il primo tempo e siamo tutti gioca­tori della partita, non osservatori. Quindi molti futuri sono ancora possibili. La ra­gione profonda della crisi è che l'economia è globale, mondiale, ma non esiste uno sta­to di diritto mondiale. Il che vuoi dire che il mercato si è sviluppato senza diritto, in maniera illegale, o meglio in maniera ale­gale. Cioè: quello che è stato fatto non era contrario alla legge, ma non era regolato.



Come uscirne?
Sento spesso paragonare la fase attuale al '29, sento dire che ci vorrebbe un nuo­vo Roosevelt, ma non bisogna dimentica­re che il primo keynesiano fu Benito Mus­solini, il secondo Adolf Hitler e Franklin Delano Roosevelt fu solo il terzo. Soprat­tutto bisogna ricordare che non furono le grandi opere di Roosevelt, bensì l'ingres­so degli Stati Uniti in guerra a portare il paese fuori dalla crisi. Quindi il nostro pro­blema non è quello di passare dal '29 al '33, ma quello di passare dal '33 al '45 sen­za vivere la guerra.



E lei cosa propone per evitare il rischio di una guerra planetaria?
Oggi serve una vera organizzazione pla­netaria. Il dopo capitalismo è quello che sta nascendo con l'economia delle organizzazioni non governative, l'economia del­l'altruismo in cui tutti riconoscono un in­teresse comune nel benessere degli altri. Non possiamo avere mercati mondiali sen­za un governo mondiale, altrimenti tutto assomiglierà all'unico paese che oggi pos­siede un mercato senza stato: la Somalia. Attenzione, se non riusciremo a creare un governo mondiale ci trasformeremo in una Somalia planetaria.



Quali sono le tre rego­le fondamentali sulle quali dovrebbe basarsi il nuovo ordine mon­diale?
Innanzitutto serve una nuova istituzio­ne come il Fondo monetario, il cui ruolo sarebbe quello di prestatore di ultima istanza del sistema finanziario. In secondo luogo, fissare regole che impediscano al si­stema finanziario di svilupparsi in campi come quello del mercato interno, dove i fattori di speculazione sono molto perico­losi. E in terzo luogo immaginare dei mec­canismi che impediscano alle banche dei paesi sviluppati di lavorare con le piazze finanziarie offshore. Oggi ci sono almeno 2 mila hedge fund, per il 70 per cento so­no al di fuori dei paesi sviluppati, in para­disi offshore, che controllano decine di mi­gliaia di miliardi di dollari. Se andiamo avanti di questo passo il mondo, all'im­provviso, tornerà al Paleolitico.

Tutti sono convinti che la grande reces­sione è alle porte. Lei la considera già in atto? Quanto durerà e quanto sarà dura?

Innanzitutto non penso che la recessio­ne sia un male inevitabile: abbiamo un po­tenziale di crescita mondiale straordina­rio. Tre anni fa la crescita mondiale era al 6 per cento, l'anno scorso al 5 e quest'an­no, nonostante tutto, è ancora al 3. L'iro­nia è che la migliore previsione per l'anno prossimo riguarda l' Africa, che dovrebbe avere una crescita del 6 per cento. È ironi­co: l'Africa non è colpita dalla crisi pro­prio perché non ha un sistema finanziario al di là del microcredito. Questo dimostra che la recessione non è una certezza, tutto è ancora possibile per evitarla.

Eurussia VS Chimerica

La rivista di geopolitica Limes ipotizza i nuovi scenari politici di Eurussia (Europa+Russia) e Chimerica (Cina+America). Interessante questo breve filmato.

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... e infatti il corriere titola

Sarkozy apre al Cremlino
«Congelare scudi e missili»

Su due parole che nessuno pronuncia ma tutti hanno ben chiare, «opzione zero», Russia ed Europa tornano a capirsi

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Senza dimenticarci del presidente del consiglio italiano che ha definito l'attuale politica estera russa una 'risposta alle provocazioni dell'amministrazione Bush'.

AAA Cercasi Messia

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Papa: servono politici cattolici
Coerenti con la fede e al servizio del bene comune
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 15 NOV - Il Papa ribadisce la necessita' di una generazione di politici cattolici coerenti con la fede e al servizio del bene comune.Benedetto XVI rilancia 'l'urgenza della formazione evangelica e dell'accompagnamento pastorale di una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacita' di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune'.

lunedì 10 novembre 2008

Laicismo Made in USA

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Ambasciatrice Usa in Vaticano: “Il laicismo fondamentalista minaccia l’America”

Con un articolo apparso il 29 ottobre su “L’Osservatore Romano”, l’ambasciatrice statunitense presso la Santa Sede Mary Ann Glendon attacca quello che definisce “laicismo fondamentalista”, che starebbe prendendo piedi questi ultimi decenni negli Usa, e sostiene l’idea papale di “laicità positiva”, vedendo di buon grado il recente invito di Benedetto a rafforzare i rapporti tra Usa e Vaticano. Come esempio emblematico di questa tendenza “laicista”, Glendon prende in considerazione la decisione della Corte Suprema del 1962 di eliminare l’obbligo di preghiera nelle scuole, che sarebbe un segno di una “laicità che voleva eliminare quasi tutte le vestigia di religiosità dalle istituzioni pubbliche in America”.
In particolare, “la legittimità di ogni forma di cooperazione tra le chiese e gli stati è oggi posta in dubbio”, spingendo istituzioni come scuole e ospedali di matrice religiosa “a dover affrontare scelte difficili”: ad esempio, nel 2006, Catholic Charities “ha dovuto abbandonare” il settore delle adozioni “dopo che lo Stato ha ordinato loro di permettere l’adozione anche a persone omosessuali”. A livello generale, la Corte tende sempre più ad interpretare il Primo Emendamento al fine di limitare l’invadenza della religione nella vita pubblica e garantire i diritti dei non credenti o di culti minoritari: “Questa interpretazione - basata su un concetto molto individualistico della libertà” sostiene l’ambasciatrice “ha per effetto di limitare la libertà religiosa di molte persone”. Nonostante vi siano delle eccezioni a questa tendenza, “non è un’esagerazione dire che, nella situazione attuale, il ‘modello positivo’ di laicità sta lottando per la sua vita”.

Obama Pro Aborto

Obama lavora a fianco di un vice presidente cattolico favorevole all'aborto e ha intenzione di ripristinare i finanziamenti precedentemente interrotti agli enti che supportavano questa forma di controllo delle nascite.

http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_10/cambio_leggi_bush_39a33086-aef7-11dd-bbcd-00144f02aabc.shtml

Lo staff del presidente eletto vuole intervenire anche su ambiente, istruzione e sanità

Staminali e aborto, Obama
vuole cambiare 200 leggi di Bush

Intende modificare provvedimenti «politicamente divisivi». Ma la priorità resta il rilancio dell'economia

Barack Obama (Afp)
Barack Obama (Afp)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - Non appena insediato alla Casa Bianca, Barack Obama è pronto ad abolire o modificare almeno 200 decreti esecutivi o regolamenti amministrativi, varati dal governo di George Bush. Si tratta di provvedimenti dai forti connotati ideologici e «politicamente divisivi», con cui l'attuale amministrazione aveva sposato tutte le istanze della destra più conservatrice e di quella religiosa.

Nel mirino sono fra gli altri il limite ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali, le normative sulle emissioni di diossido di carbonio e su questioni sociali come l'aborto, alcune regole molto restrittive sull'immigrazione. La lista potrebbe allungarsi, se nel periodo ancora in carica George Bush dovesse approvare, come sembra tentato di fare, una sfilza di ordini esecutivi dell'ultima ora, nella speranza di irrobustire la sua legacy ideologica. Lanciata dal Washington Post, la notizia è stata confermata nelle sue linee generali da John Podesta, capo della squadra di Obama che prepara il passaggio dei poteri. Intervistato dalla Cnn, Podesta ha spiegato che il transition team ha già avviato un esame approfondito di tutti gli ordini esecutivi dell'amministrazione Bush, per consentire al nuovo presidente «di decidere quali vanno confermati, quali abrogati e quali modificati». Podesta non è voluto entrare nel merito, rifiutandosi di «anticipare decisioni non ancora prese». Ma ha aggiunto: «Che si tratti di trasformazione dell'energia, di migliorare la sanità o delle cellule staminali, stiamo guardando in ogni agenzia governativa per vedere come possiamo subito compiere dei passi in avanti».

L'enorme lavoro di revisione sta impegnando da mesi - «da agosto», ha precisato Podesta - una cinquantina di esperti. L'idea è identificare le aree, dove sia possibile per il nuovo presidente agire immediatamente, senza dover passare per il Congresso, dando così il senso forte di una svolta. Anche perché, come ha spiegato al Post la rappresentante democratica del Colorado, Diana DeGette, molte azioni di Bush non sono mai state inserite in una legge da mandare alle Camere: «Obama potrebbe quindi semplicemente abolirle con un ordine esecutivo». Il presidente-eletto è comunque molto attento a non inimicarsi anzitempo il Parlamento. «Prima di prendere qualunque decisione - ha spiegato ieri una portavoce di Obama, Stephanie Cutter - si consulterà con i leader congressuali di entrambi gli schieramenti, così come con i gruppi interessati. Ogni decisione verrà discussa con i suoi ministri, nessuno dei quali è stato ancora scelto». Anche se la priorità numero uno del futuro presidente rimane la risoluzione della crisi finanziaria e il rilancio dell'economia, Obama è quindi determinato a fare la differenza su temi più vasti. A cominciare dai cambiamenti climatici, dove fra l'altro ha promesso di rovesciare il divieto, imposto in dicembre da Bush alla California, di regolare in modo autonomo le emissioni di CO2 dalle automobili, tagliandole del 30% tra il 2009 e il 2016.

Paolo Valentino
10 novembre 2008

domenica 5 ottobre 2008

«Senza Dio la società è confusa»

CITTA' DEL VATICANO
Con una solenne concelebrazione nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Benedetto XVI ha aperto questa mattina la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che da domani affronterà in Vaticano il tema «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». Con il Papa 326 concelebranti: 52 cardinali, 14 patriarchi delle Chiese Orientali, 45 arcivescovi, 130 vescovi e 85 Presbiteri (di cui 12 Padri Sinodali, 5 Officiali della Segreteria Generale, 30 Uditori, 5 Esperti, 4 Addetti stampa, 24 Assistenti e 5 traduttori). I lavori proseguiranno in Vaticano, nell’Aula del Sinodo, fino al 26 ottobre.

È «indispensabile» che la Chiesa «conosca e viva ciò che annuncia», perché «la sua predicazione sia credibile, nonostante le debolezze e le povertà degli uomini che la compongono»: è l’ammonimento di Papa Benedetto XVI, che, aprendo questa mattina nella basilica romana di San Paolo fuori le mura un’assemblea ordinaria del sinodo dei vescovi dedicato alla Bibbia, non ha mancato di citare i non credenti («persone di retto sentire») che guardano alla Chiesa per trovare risposta agli interrogativi sulla vita e la morte. «Solo la Parola di Dio - ha sottolineato Benedetto XVI - può cambiare in profondità il cuore dell`uomo, ed è importante allora che con essa entrino in una intimità sempre crescente i singoli credenti e le comunità. L'assemblea sinodale volgerà la sua attenzione a questa verità fondamentale per la vita e la missione della Chiesa. Nutrirsi della Parola di Dio è per essa il compito primo e fondamentale. In effetti, se l`annuncio del Vangelo costituisce la sua ragione d`essere e la sua missione, è indispensabile - ha scandito il Papa - che la Chiesa conosca e viva ciò che annuncia, perché la sua predicazione sia credibile, nonostante le debolezze e le povertà degli uomini che la compongono».

Il Papa ha poi raccomandato ai padri sinodali di rendere «sempre più efficace l'annuncio del Vangelo in questo nostro tempo» per far sì che «la sua luce illumini ogni ambito dell'umanità: dalla famiglia alla scuola, alla cultura, al lavoro, al tempo libero e agli altri settori della società». Sottolineando la necessità della testimonianza cristiana e dell’evangelizzazione nell’epoca contemporanea, il Papa ha notato che molti possono essere i motivi di distanza da Dio: «Tanti non Lo hanno ancora incontrato e sono in attesa del primo annuncio del suo Vangelo; altri, pur avendo ricevuto una formazione cristiana, si sono affievoliti nell'entusiasmo e conservano con la Parola di Dio un contatto superficiale; altri ancora si sono allontanati dalla pratica della fede e necessitano di una nuova evangelizzazione. Non mancano poi - ha aggiunto il Papa con uno sguardo agli atei attenti al magistero della Chiesa in campo di etica e bioetica - persone di retto sentire che si pongono domande essenziali sul senso della vita e della morte, domande alle quali solo Cristo può fornire risposte appaganti».

«Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna». Lo ha rilevato Benedetto XVI nell’omelia, dai toni apocalittici, pronunciata nella Basilica di San Paolo alla celebrazione di apertura del Sinodo.

giovedì 2 ottobre 2008

La triplice intesa

(ASCA) - Roma, 30 set - Come combinare la fede e la politica. In che modo e in che misura la religione puo' influenzare le scelte di uno Stato. Sono questi i temi dibattuti all'incontro tra il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, l'ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in occasione dell'uscita di 'Astenia 42'. Bertone ha spiegato che ''nella distinzione dei ruoli, la politica ha bisogno della religione'', e ha espresso soddisfazione perche' ''si registra una certa convergenza sul fatto che la politica e il mercato non siano tutto''. La religione, quindi, e la ricerca del bene comune, sono indispensabili alla politica. ''La conferma - spiega Bertone - viene anche dall'odierna crisi finanziaria: laddove si cerca il proprio profitto e non si cerca il bene, si annulla anche il profitto stesso''. Secondo il cardinale e' ''opportuno, oltre che legittimo'' che i cristiani partecipino alla vita politica, altrimenti ''i valori della secolarizzazione prevarrebbero''. Tuttavia ''la Chiesa non puo' prendere nelle sue mani la societa' pubblica'', insomma non puo' sostituirsi allo Stato ''ma non puo' neanche restare ai margini della lotta per la giustizia. In democrazia rispettare le posizioni diverse e' doveroso, ma le scelte contro la natura umana sono dannose e la natura umana - ha concluso Bertone - non cambia con le maggioranze parlamentari''. Massimo D'Alema, da parte sua, ha rilevato un ''forte ritorno della religione ad occupare lo spazio pubblico. E' un fenomeno del nostro tempo - ha detto - e nasce dalla crisi dell'ideologia del benessere''. D'Alema ha ammesso che il ruolo sociale della religione e' ''straordinariamente positivo, fattore di coesione della societa'''. Dalla religione vengono anche nuove guerre, come e' accaduto nei Balcani. ''Il mondo e' sembrato tornare indietro, non andare avanti. L'Islam si accompagna ad un fondamentalismo carico di rischi''. Per questo, ha concluso D'Alema, ''c'e' bisogno della laicita' della politica. Il mondo ha bisogno di istituzioni in grado di favorire la convivenza e il dialogo in un mondo globale''. E il cristianesimo ''deve guardarsi da quella tentazione di un rapporto con il potere, tentazione dalla quale tutte le fedi religiose devono guardarsi''. Nel suo intervento Tremonti ha sottolineato che ''anche nel governo si comincia a parlare di economia sociale di mercato. I vecchi attrezzi - ha aggiunto - non funzionano per capire le novita'''.



Europa unita ... finalmente con la benedizione del Vaticano?

giovedì 18 settembre 2008

Libertà d'azione.

GEORGIA: MEDVEDEV, "E' STATO IL NOSTRO 11 SETTEMBRE"

L'attacco georgiano ai peacekeepers russi nell'Ossezia del sud ha avuto lo stesso valore di quello alle Torri Gemelle e al Pentagono di otto anni fa. IL paragone e' stato fatto da Dmitry Medvedev. "Per la Russia -ha detto il capo del Cremlino nel corso di un incontro con analisti politici occidentali- l'8 agosto e' stato quasi come l'11 settembre 2001 per gli Stati Uniti. Vi sono molte lezioni da trarre dall'11 settembre e il mondo deve imparare da quanto accadde ad agosto".


http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/esteri/rep_esteri_n_3306549.html

venerdì 12 settembre 2008

Laicismo "cristiano"


Parigi, 12 set. (Apcom) - Il Papa è convinto che "una nuova riflessione sul vero significato e sull'importanza della laicità" sia "divenuta necessaria". Infatti, se da una parte "è fondamentale insistere sula distinzione tra l'ambito politico e quello religioso", dall'altra occorre "prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società".

Parigi, 12 set. (Apcom) - La Francia "è molto spesso al centro della preghiera del Papa"; le sue radici, "come quelle dell'Europa, sono cristiane". Benedetto XVI esordisce così nel discorso - atteso e importante - rivolto al presidente francese Nicolas Sarkozy, durante la sua visita di cortesia all'Eliseo, prima tappa del viaggio in terra francese.

giovedì 11 settembre 2008

Giro giro tondo, casca il mondo...

...casca la terra; tutti giù per terra.

lunedì 11 agosto 2008

mercoledì 16 luglio 2008

Vadici Cvistiane contvo il nuovo '29



...vadici cvistiane, con l'alza-bandieva (tradotto in lingua corrente: radici cristiane... con l'alzabandiera nelle scuole)

lunedì 9 giugno 2008

1200 - 30 = 1170

“Tutto il mondo giace nel potere del malvagio”. (1 Giovanni 5:19)

Quanto costerebbe sfamare le popolazioni povere del mondo? 30 miliardi di dollari, l'industria bellica nel 2006 è arrivata a 1200 miliardi di dollari ... la nostra è una società suicida.

Al via il summit mondiale della Fao. 854 milioni gli affamati del pianeta Potrebbero arrivare a un miliardo. Prezzi di alimentari +83% in tre anni

Fame nel mondo, crisi drammatica Più agricoltura, meno biocarburanti

Il grido di Napolitano: "Passare dalle parole ai fatti". Berlusconi: "Aiuti fuori dai vincoli Ue" Mugabe accusa l'Occidente "di aver affamato lo Zimbabwe con le sanzioni"
ROMA - Un piano d'azione globale per garantire
la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante che sottrae spazi all'agricoltura e provoca l'aumento dei prezzi. Se questa è la sfida sul tavolo per i capi di stato e i 4.749 rappresentanti di 183 Paesi chiamati a Roma per il summit della Fao su "La Sicurezza alimentare", il primo giorno di incontri conferma non solo la diagnosi ma anche la terapia. A cui si aggiunge la richiesta che viene dai paesi più poveri di poter garantire coltivazioni locali alle popolazioni. Una piccola sintesi di numeri per fotografare la situazione che hanno davanti agli occhi i delegati. Nel 1996 erano 800 mila le persone affamate. Uno degli obiettivi del Millennio era quello di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con problemi legati al cibo. Ma nel 2006 quel numero è cresciuto (854 mila) e visto l'aumento dei prezzi alimentari dell'83 per cento negli ultimi tre anni, nei prossimi anni potrebbe essere un miliardo le persone che non riescono ad avere i livelli necessari di alimentazione. Insomma, non c'è più tempo da perdere. E il grido d'allarme, la necessità "di passare dalle parole ai fatti", è stato oggi il senso di tutti gli interventi, da quello del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon a Jacques Diouf, direttore generale della Fao che è l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di pianificare le politiche agricole nel mondo.

Napolitano e Berlusconi: "Dalle parole ai fatti"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha aperto i lavori parlando di "crisi drammatica" per superare la quale "non si può fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato". Quindi, meno parole e più fatti. Un concetto ripreso anche dal premier Berlusconi che ha presieduto la prima parte della sessione. "Mi riconosco nella parole di Napolitano" ha detto il premier: "E' il tempo delle azioni rispetto a quello delle parole". La fame nel mondo è un "grave e terribile problema", una "situazione difficilissima", un "tragico momento" da affrontare mettendo "a disposizione risorse concrete". Berlusconi ha chiesto di "togliere i vincoli Ue per gli aiuti ai Paesi poveri".

Ban Ki Moon e Diouf: "Meno protezionismo, più derrate". Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha proposto un piano strategico globale con misure a breve e a lungo termine per frenare l'impennata dei prezzi dei generi alimentari. Alla base, un aumento degli aiuti all'agricoltura per arrivare nel 2030 ad aumentare del 50 per cento la produzione di cibo. Ricetta rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, per il quale "servono 30 miliardi di dollari l'anno". "I protezionismi distorcono il mercato" e per fronteggiare la crisi alimentare "serve produrre il 50% in più di derrate alimentari entro il 2030". "Come possiamo spiegare alla gente di buon senso - ha sottolineato con forza Diouf - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all'anno per riuscire a nutrire gli 862 milioni di affamati?". Immediata la replica di Ban Ki-Moon: "Occorre agire oggi e agire subito perchè la popolazione mondiale nel 2015 arriverà a 7,2 miliardi di persone".

Onu e Fao attaccano i paesi industrializzati. Ban Ki Moon e Diouf usano un linguaggio netto, più da ong che da istituzioni. "E' incomprensibile - dicono - che nel 2006 siano stati impiegati sussidi per un ammontare di 11-12 miliardi di dollari per deviare dal consumo umano 100 milioni di tonnellate di cereali soprattutto per soddisfare la richiesta di combustibile per automezzi". Altro paradosso delle economie dei Paesi Ocse - dice ancora Diouf - è "l'aver sconvolto i mercati mondiali, spendendo 372 miliardi a sostegno della propria agricoltura, 20 miliardi di dollari per gli eccessi di consumi dovuti all'obesità, mentre il conto degli armamenti nel 2006 è arrivato a 1.200 miliardi di dollari". Fao e Onu chiedono i non solo interventi di carattere umanitario dovuti all'emergenza, ma anche misure strutturali a lungo termine (il microcredito ai piccoli produttori; mezzi di produzione, incluse sementi e fertilizzanti, per arrivare in tempo alla stagione della semina di quest'anno) perchè - spiega Diouf - "il problema della sicurezza alimentare è un problema politico, una questione di priorità tra i bisogni umani, e le scelte fatte dai governi determinano anche l'allocazione delle risorse".

Ahmadinejad e Mugabe attaccano Onu e occidente. Dal palco della sala conferenze della Fao oggi sono intervenuti i principali capi di stato. Per il leader argentino Christina Kirchner "il problema non sta nella produzione ma nella distribuzione del cibo". D'accordo il presidente brasiliano Ignacio Lula ....

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