sabato 17 maggio 2008

Leopardi "Il sabato del villaggio

Il poeta in questa lirica parla della vita che si conduce di sabato nel suo villaggio. Egli dice che tutte le persone del villaggio aspettano con ansia e desiderio la domenica. La fanciulla ritorna dalla campagna al tramontar del sole, portando un fascio d'erba e tiene in mano un mazzolino di rose e di viole che le servono per abbellirsi il petto e i capelli nel giorno di festa. Intanto sulle scale siede la vecchierella a filar mentre da lontano ella vede tramontare il sole e racconta alle sue amiche della sua fanciullezza, quando anch'ella si preparava la domenica e giovane e bella andava a ballare con i suoi amici. Ormai il cielo inizia a scurirsi che sereno torna azzurro e al biancheggiare della giovane luna ritornano giù dai colli e dalle case le ombre. Ora la campana dà segno della festa che sta arrivando; e a quel suono, diresti che il cuore si consola. I fanciulli gridando in gruppo sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro: e intanto il contadino ritorna fischiando alla sua povera casa, e fra se pensa al giorno del suo riposo. Poi quando intorno è spenta ogni altra luce, e tutto il resto tace, puoi sentire i martello picchiare, senti la sega del falegname, che sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si da fare per finire il lavoro prima della luce dell'alba. Questo è il giorno più gradito di tutti e sette, pieno di speranza e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno ritornerà a pensare al consueto lavoro. Ragazzo allegro, questa età fiorita è come un giorno pieno di felicità, giorno chiaro, sereno, che arriva prima della festa della tua vita. Sii felice o fanciullo , questa è una condizione beata, una stagione lieta.

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

URL

Nessun commento: